La speculazione è antica come le montagne. La conclusione da trarre sulla storia di GameStop, la cui fine resta da scrivere, la prendiamo a prestito da un noto blogger finanziario americano, ma aggiungiamo anche che questa volta si è scritto un nuovo capitolo, firmato dall’ex runner di Boston Keith Gill che nel ruolo di Davide contro Golia si è guadagnato la prima pagina del WSJ e di altri grandi media non solo finanziari. Il meccanismo resta quello di tutte le bolle, che si possono gonfiare al rialzo o al ribasso: parte un treno di guadagni facili ed è corsa a saltarci sopra per scendere subito dopo con un bel malloppo, fino a che il treno non si schianta contro il muro della realtà, vale a dire dei fondamentali economici, e chi non è riuscito a saltare giù in tempo si fa male.

ESPLOSIONE OLTRE LE ATTESE

È successo in tutte le bolle che si sono succedute nei secoli, da quelle dei tulipani in Olanda nella prima metà del 1600 o quella dei Mari del Sud un secolo dopo, in cui restò incastrato nientemeno che lo scopritore della legge di gravità Isacco Newton, fino a quelle di Internet e dei mutui subprime. La novità introdotta da Gill, che comunque da anni si era convertito da runner a analista di mercato con la certificazione di ‘Chartered Financial Analyst’, è stata di aver ingegnerizzato il processo, utilizzando anche derivati come le opzioni, allargandolo a una dimensione di massa grazie a piattaforme come Reddit. Lo stesso Gill, che si era posizionato al rialzo su GameStop al rialzo sin dal 2019, ha confessato che non si aspettava gli effetti esplosivi al rialzo dell’ultima settimana di gennaio.

LA TRAPPOLA DELLO SHORT SQUEEZE

Forse qualche pesce molto grosso si è infilato in scia al Davide del Massachusetts. Comunque è stata individuata una situazione speculativa al ribasso su un titolo da pochi dollari e poco flottante messa in piedi da alcuni hedge fund, che si erano spinti troppo avanti vendendo allo scoperto più azioni di quante ce ne fossero in circolazione. A questo punto è stata utilizzata l’eccessiva esposizione al ribasso per organizzare lo short squeeze, vale a dire comprare azioni ormai introvabili con l’effetto di far schizzare i prezzi e costringere i ribassisti a ricoprirsi, cioè comprare i titoli che avevano venduto allo scoperto, con l’effetto di mandare i prezzi alle stelle.

ALLA FINE QUALCUNO SI FA SEMPRE MALE

Niente di nuovo sotto il sole. Shortare un titolo piccolo dai fondamentali deboli è uno sport antico quanto Wall Street, come anche l’arte di incastrare chi esagera strizzandolo in uno short squeeze. Solo che, grazie alle piattaforme digitali, Gill da solo o in compagnia ha trasformato una partita che si giocava nella cerchia di qualche smaliziato investitore con molta leva a disposizione in un gioco di massa a cui tutti potevano partecipare. Alla fine qualcuno si farà male. Il mercato prima o poi tornerà a prezzare GameStop quello che vale veramente. Male si sono già fatti i ribassisti costretti a ricoprirsi ricomprando a 100 quello che avevano venduto a 10, ma male alla fine si faranno anche quelli saliti per ultimi sul treno della fortuna che saranno costretti ad accontentarsi di pochi dollari quando dovranno vendere quello che avevano comprato per centinaia, sperando che salisse ancora.

NIENTE EFFETTI SISTEMICI MA VOLATILITÀ

Un’altra differenza rispetto al passato, oltre all’ingegnerizzazione e alla dimensione di massa, è il fatto che questa volta non ci sono stati effetti sistemici, tranne qualche sussulto della volatilità. Ed è proprio quest’ultimo aspetto il take away che l’investitore deve guardare con attenzione man mano che il 2021 viene sfogliato. È probabile che la storia di GameStop sia la prima di una serie, e altri sussulti di volatilità, magari di magnitudo superiore, potrebbero essere in agguato.

IL RISCHIO DI AFFOLLAMENTI IN USCITA

Alla fine ovviamente comandano i fondamentali, sia dell’economia che delle società quotate. I primi sono buoni a livello globale e le banche centrali vigilano per tenere la barca a galla fino a che la pandemia non sarà definitivamente alle spalle. E i secondi sono solidi, come mostrano le trimestrali americane che ormai a metà della stagione dei reporting battono regolarmente le stime mentre gli analisti di Wall Street sono costretti a rincorrere una guidance sempre più ottimista. Ma nel breve termine la navigazione è a vista, condizionata dalla distribuzione del vaccino e dai tempi della piena ripresa. Se qualche episodio tipo GameStop dovesse causare affollamenti alle porte di uscita di qualche hedge fund, che si aprono solo ogni tanto a scadenze prefissate, aumenti temporanei della volatilità potrebbero starci

BOTTOM LINE

L’investitore che guarda al lungo termine potrebbe anche guardare con benevolenza, e magari perfino con un po’ di simpatia, a storie come quelle di GameStop, perché alla fine allargano la platea di chi si interessa ai meccanismi dei mercati e potrebbero anche contribuire a formare una nuova generazione di investitori. Ma lo stesso investitore, sulla scorta del caso GameStop, deve aggiungere un altro bullet alla lista dei possibili rischi di volatilità che potrebbero emergere nel breve periodo, tenendo fermo che alla fine i fondamentali hanno sempre ragione.

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