(Reuters) – L’aumento dei prezzi di servizi e beni industriali ha contribuito a un rimbalzo dell’inflazione della zona euro in gennaio dopo mesi di flessione, contrastando la tendenza al ribasso dell’energia.

È quanto emerge dai dati finali diffusi oggi da Eurostat.

L’inflazione nei 19 paesi della zona euro è aumentata dello 0,2% su base mensile e dello 0,9% su anno, in linea con le attese degli economisti.

I volatili prezzi energetici sono saliti del 3,8% su mese, pur risultando inferiori del 4,2% rispetto all’anno precedente, e i prezzi dei prodotti alimentari non trasformati sono aumentati dell’1,2% su mese e del 2,0% rispetto a un anno fa.

Escludendo le due componenti volatili, i prezzi al consumo sono calati dello 0,3% rispetto a dicembre e sono saliti dell’1,4% rispetto a gennaio 2020.

Una misura ancora più specifica, che esclude i prezzi di alcol e tabacco, mostra un calo mensile dello 0,5% in gennaio, in rialzo dell’1,4% in termini tendenziali.

Eurostat ha aggiunto che i servizi, settore che rappresenta i due terzi dell’economia della zona euro, hanno contribuito per 0,65 punti percentuali al risultato finale dell’inflazione annuale e i beni industriali non energetici hanno contribuito per 0,37 punti, compensando i 0,41 punti in meno dei bassi prezzi energetici.

I prezzi per prodotti alimentari, alcool e tabacco hanno aggiunto 0,3 punti, secondo Eurostat.

Dopo mesi di rilevazioni negative, il rimbalzo di gennaio spinge l’inflazione più vicina al target della Bce, inferiore ma vicino al 2% a medio termine.

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